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CulturaMente

发布时间:2026-10-30 | 浏览:1
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CulturaMente https://www.culturamente.it/ La tua Dose Quotidiana di Cultura Tue, 01 Nov 2022 17:46:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.11 https://www.culturamente.it/wp-content/uploads/2021/04/cropped-culturamente-icon-black-32x32.png CulturaMente https://www.culturamente.it/ 32 32 Dosi di Cultura Sospese: grazie per questi 7 anni insieme https://www.culturamente.it/news/dosi-di-cultura-sospese/ https://www.culturamente.it/news/dosi-di-cultura-sospese/#comments Alessia Pizzi Tue, 01 Nov 2022 14:38:33 +0000 news https://www.culturamente.it/?p=73304 <p>Ci sono esperienze che finiscono, ma che non si possono cancellare. Ricordi indelebili che lasciano un segno nelle persone che siamo, in quello che facciamo. CulturaMente è una di queste esperienze. Sta per finire dopo sette anni di spaccio di cultura irrefrenabile e quotidiano, quasi cinquemila articoli pubblicati, oltre cinquanta penne cambiate nel corso degli [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/news/dosi-di-cultura-sospese/">Dosi di Cultura Sospese: grazie per questi 7 anni insieme</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> <p>Ci sono esperienze che finiscono, ma che non si possono cancellare. Ricordi indelebili che lasciano un segno nelle persone che siamo, in quello che facciamo.</p> <p>CulturaMente è una di queste esperienze. Sta per finire <strong>dopo sette anni di spaccio di cultura</strong> irrefrenabile e quotidiano, quasi cinquemila articoli pubblicati, oltre cinquanta penne cambiate nel corso degli anni, sparse in tutta Italia.</p> <h2 class="wp-block-heading">Questa chiusura non è un fallimento. </h2> <p>Potrei sottolineare come la cultura non viene aiutata nella sua diffusione e promozione con modelli di business adeguati, potrei menzionare il fatto che l’informazione cavalca il clickbait e surfa sulla banalità dei titoli sensazionalistici, potrei anche dire che in America i giornalisti guadagnano con <a href="https://culturamente.substack.com/">Substack</a> per le sottoscrizioni degli utenti alla propria newsletter. Potrei aggiungere, infine, che il <strong>Covid19</strong> ci ha tolto tanto: spettacolo dal vivo in primis, il nostro cavallo di battaglia, ma anche la possibilità di incontrarci e stare vicini, specialmente con la redazione su Roma.</p> <p>Potrei dire, insomma, che la colpa di questa chiusura risiede altrove. Ma la verità è che portare avanti un progetto che quantomeno si autofinanzi serve tempo e di fatto chi fa un altro mestiere di tempo ne ha poco. A vent’anni si hanno senza dubbio meno responsabilità che a trenta. Più tempo per gestire la stampa, per manutenere il sito, garantire la qualità delle pubblicazioni, formare gli spacciatori di domani.</p> <p><strong>CulturaMente chiude all’apice della sua vita</strong> per non morire come un sito trascurato tecnicamente, perché l’esperienza dei lettori è una promessa da mantenere sempre. Ma la tecnica costa caro.&nbsp;</p> <p>CulturaMente chiude anche perché l’unico modo per vivere sarebbe pubblicare meno, generare meno traffico per costare meno a chi lo gestisce. Ma il <em>claim </em>parla chiaro: <em>la dose di cultura è quotidiana, non mensile.</em></p> <p>Avrei potuto vendere, avrei potuto spegnere tutto. <strong>Ma ho deciso che quella di CulturaMente è un’eredità di tutti</strong>, libera e indipendente, che <strong>resterà online come archivio gratuito</strong> fino a quando sarà possibile. Un regalo a tutti i navigatori del web, un abbraccio culturale da parte della redazione.</p> <p>Seneca me lo raccontò quando ero solo diciottenne, durante l’esame di maturità:<strong> “Io ho quel che ho donato”</strong> era il titolo della versione di latino, la mia seconda prova. All’epoca non avevo capito né la traduzione della frase né tanto meno il suo significato, oggi posso dire di averlo reso una mia massima.&nbsp;</p> <h2 class="wp-block-heading">Non sono stati anni facili. </h2> <p>Gestire tutto fuori dall’orario lavorativo è stato davvero complesso, <strong>ma quello che ho donato a CulturaMente, CulturaMente me lo ha restituito. </strong>Ho conosciuto tante persone (tra cui anche il mio compagno) grazie al sito, sono cresciuta come figura professionale (a ogni colloquio CulturaMente incuriosiva tutti), ho imparato davvero tanto sul mondo della cultura grazie alle redattrici e ai redattori che hanno contribuito a questo progetto.</p> <p>In tempi non sospetti qualcuno mi disse:</p> <figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Nessuno scriverà mai di cultura.</em></p></blockquote></figure> <p><strong>Noi siamo stati qui per provare il contrario.</strong></p> <p>Ma soprattutto abbiamo dimostrato come sia possibile collaborare con teatri, produzioni cinematografiche, piattaforme in streaming, musicisti, scrittori, case editrici sia grandi che piccole.</p> <p>Lo abbiamo fatto <em>divertendoci</em>. Lo abbiamo fatto <em>seriamente</em>.</p> <p>Per dirla con le parole degli spacciatori di cultura, <strong>CulturaMente è stata un’isola felice delle nostre vite</strong> (seppur a volte INSONNE), “il più bel posto di lavoro”, un trampolino di lancio nel mondo del lavoro, la resurrezione di una parte di noi stessi, una botta di autostima, una piccola famiglia, lo scambio costante tra gente interessante e bella, ma soprattutto…</p> <p><strong>un tratto bello della vita percorso insieme.&nbsp;</strong></p> <p><em>Grazie per questi sette anni di overdose di cultura.</em></p> <p><strong>Alessia Pizzi</strong></p> <iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/mqTh7UE_qaU" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/news/dosi-di-cultura-sospese/">Dosi di Cultura Sospese: grazie per questi 7 anni insieme</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> https://www.culturamente.it/news/dosi-di-cultura-sospese/feed/ 1 L’esorcista: posseduti dal demone della lettura https://www.culturamente.it/libri/lesorcista-posseduti-dal-demone-della-lettura/ https://www.culturamente.it/libri/lesorcista-posseduti-dal-demone-della-lettura/#respond Maurizio Carvigno Mon, 31 Oct 2022 07:00:00 +0000 Libri horror romanzo https://www.culturamente.it/?p=73274 <p>Meglio il libro o meglio il film? È preferibile leggere prima il libro o, invece, guardare direttamente il film da cui è tratto? Domande esistenziali che da sempre dilaniano le anime turbate di indomiti bibliofili e irrecuperabili cinefili. Personalmente più di una volta sono stato attraversato da questi laceranti dubbi, mi è successo con Il [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/libri/lesorcista-posseduti-dal-demone-della-lettura/">L&#8217;esorcista: posseduti dal demone della lettura</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> <p>Meglio il libro o meglio il film? È preferibile leggere prima il libro o, invece, guardare direttamente il film da cui è tratto? Domande esistenziali che da sempre dilaniano le anime turbate di indomiti bibliofili e irrecuperabili cinefili.</p> <p>Personalmente più di una volta sono stato attraversato da questi laceranti dubbi, mi è successo con <em><a href="https://www.culturamente.it/serie-tv/programmazione-rai-uno-il-nome-della-rosa/">Il nome della rosa</a></em>, vidi prima il film e poi lessi il libro e fui egualmente estasiato. Con <em>Quel che resta del giorno</em>, invece, feci l&#8217;esatto contrario, convenzionalmente lessi prima il libro di Ishiguro e, poi, guardai la bellissima trasposizione cinematografica di Ivory. Con <em>Il Postino </em>tornai all&#8217;eterodossia e vidi prima il film, che adorai, al contrario del libro da cui era tratto, che, diversamente della pellicola che eternò il <a href="https://www.culturamente.it/tag/massimo-troisi/">genio di Troisi</a>, mi lasciò piuttosto deluso.</p> <p>Questo insondabile dilemma si è recentemente riproposto quando in un subitaneo passaggio agostano in una libreria del centro ho visto su uno scaffale in bella mostra <em>L’esorcista</em><strong><em> </em></strong>di William Peter Blatty, il romanzo da cui è tratto uno dei più belli e indimenticabili film horror di tutti i tempi: <a href="https://www.mymovies.it/film/1973/lesorcista/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>L&#8217;esorcista</em><strong><em> </em></strong></a>di William Friedkin.</p> <p>Il dubbio al cospetto di quell&#8217;iconica copertina (in cui un personaggio interamente colorato di nero si staglia, di spalle, su uno sfondo totalmente bianco, eccezion fatta per il titolo, rigorosamente in rosso che contrasta con il colore del nero del nome dell&#8217;autore) è durato il tempo di un fugace pensiero e, poi, quel libro è stato mio.</p> <p>Già in metro sono stato preso dall&#8217;inarrestabile demone della lettura, fino all&#8217;epilogo inevitabile.</p> <h2 class="wp-block-heading">La trama</h2> <p>La trama di questo romanzo, che fin da subito scatenò nella critica e nel pubblico reazioni contrastanti, comprese fra lo scandalo assoluto, specie per descrizioni talvolta piuttosto forti e il visibilio totale, è piuttosto nota.</p> <p>Regan, <strong>un&#8217;adolescente di 12 anni che vive con la madre, la famosa attrice Chris MacNeil</strong>, poco dopo l&#8217;arrivo nella nuova casa nell&#8217;elegante quartiere di Georgetown, nella capitale Washington, inizia a manifestare strani sintomi fisici e psichici.</p> <p>Repentini cambi di personalità, coprolalia, irrefrenabili appetiti sessuali, pressoché ignoti normalmente in una ragazzina di quell&#8217;età ma anche inaudita violenza, multilinguismo, dolori lancinanti e reazioni fisiche incontrollabili.</p> <p>Un quadro decisamente allarmante che non può essere spiegato con la recente separazione di Chris dal marito che ha privato Regan dell&#8217;amata figura paterna come qualcuno ingenuamente suggerisce alla madre. L&#8217;aggravamento della sintomatologia e il palesarsi di atteggiamenti al limite dell&#8217;umana realtà convincono Chris a rivolgersi a degli specialisti, nonostante la sua inveterata ritrosia verso il mondo della medicina,<strong> legata a una tragedia familiare </strong>ancora non del tutto metabolizzata.</p> <p>Regan viene visitata da cima a fondo da più di un medico, autorevoli e stimati professionisti che alla fine dei loro scrupolosi consulti brancolano nel buio. Quei sintomi che affliggono Regan, mettendo a rischio la sua stessa vita, sono del tutto inspiegabili, le varie ipotesi formulate cadono miseramente, affogando nel buio mare dell&#8217;incertezza, dove ogni teoria può sembrare allo smarrito naufrago un&#8217;inafferrabile boa.</p> <p>Alla fine la scienza deve abdicare inesorabilmente alla religione, in una sorta di irrazionale, storica contesa che prevede solo un&#8217;indecorosa resa, scandita dalle icastiche parole di uno dei luminari chiamati al capezzale della povera ragazzina:</p> <figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>«Ha mai sentito parlare di esorcismi, signora MacNeil?»</p></blockquote></figure> <p>La spiegazione dello stato di Regan, quindi, non sarebbe riconducibile a una forma grave di isteria, come inizialmente tenacemente sostenuto ma, forse, a un&#8217;oscura possessione, alla presenza di un qualcosa di irragionevolmente inspiegabile che sta devastando la piccola Regan.</p> <p>Quella sommessa domanda sulle prime lascia sbigottita Chris ma allo stupore iniziale subentra rapidamente il desiderio di attaccarsi a quella flebile ancora, a quella luce fioca che illumina la strada della pura irrazionalità. Chris è pronta a tutto, anche a sfidare l&#8217;insondabile pur di salvare la vita a sua figlia.</p> <p>Le risposte che tenacemente aveva sperato di trovare in quella scienza che pure l&#8217;aveva già delusa, oltraggiata, ora, al contrario, le scova in un libro sulla possessione, un testo prestatole da una sua amica, Mary Jo Perry.</p> <h2 class="wp-block-heading">Chris lo sfoglia a caso e rapita legge:</h2> <p>«Nell&#8217;arcipelago Malay, dove i casi di possessione sono ancora all&#8217;ordine del giorno, o perlomeno molto comuni, lo spirito, quasi sempre quello di un defunto, una volta preso possesso di un individuo lo induce ad assumere la sua mimica, la sua voce, le sue movenze. Ciò accade in maniera così sorprendente che molto spesso gli stessi parenti del defunto si lasciano convincere fino al pianto.»</p> <p>È possibile che Regan, la sua dolce bambina, così sensibile e premurosa, sia posseduta da un demone capace di farle pronunciare parole indicibili, di farle spostare con la sola forza della mente ogni tipo di oggetto, anche pesantissimo e forse anche farle uccidere qualcuno?</p> <p>Probabile, specie se la scienza non è capace di dare alla condizione della bambina una spiegazione plausibile, un&#8217;adeguata e soprattutto un&#8217;efficace cura.</p> <p>Così le granitiche certezze mediche svaniscono alla luce di ancestrali credenze allignate in un passato fatto di demoni, di una babele linguistica, di spasmi incontrollabili, di forza disumana, di capacità paranormali e di primordiali riti apotropaici.</p> <p>Non resta che attraversare il confine dell&#8217;irrazionale ed entrare di soppiatto nel mondo del paranormale, ambito in cui la stessa Chiesa cattolica fatica da tempo a muoversi.</p> <p>Ma non rimane altro per una madre disperata che sta vedendo la propria figlia lentamente morire fra dolori terribili, dilaniata da forze mostruose.</p> <p>Per praticare un esorcismo, però, occorre un sacerdote e Chris lo trova in padre Damien Karras, gesuita e psichiatra, insegnante all&#8217;Università, intimamente lacerato da una fede che vacilla e dai sensi di colpa per la recente morte della madre.</p> <p>Karras accetta di vedere Regan ma lo fa più da uomo di scienza che di fede.</p> <p>Per lui lo stato della ragazzina, seppur molto singolare, non può che avere un&#8217;eziologia razionale, una spiegazione che alberghi nei sicuri recinti della scienza ma anche lui, al pari dei suoi colleghi medici, deve capitolare al cospetto di Pazuzu, il demone narrato nei libri di mitologia babilonese, il re degli spiriti malvagi dell&#8217;aria.</p> <p>L&#8217;esorcismo, un rito che <strong>solo la Chiesa Cattolica pratica ancora</strong>, seppur con parsimonia e massima discrezione, rappresenta anche per l&#8217;inizialmente scettico Karras, l&#8217;<em>extrema ratio</em> per tentare di salvare la vita a Regan.</p> <p>Ma prima di agire, prima di varcare il confine e accedere nel mondo del paranormale, bisogna avvisare il vescovo locale e ottenere il <em>placet</em>. Solo dopo si potrà iniziare ma per praticare un esorcismo serve un esperto, un esorcista vero, uno che abbia dimestichezza con quelle pratiche ataviche, che si perdono nella notte dei tempi, riti che, come lo stesso Gesù spiegò agli attoniti discepoli, per essere efficaci devono prevedere da parte di chi li fa un&#8217;assoluta convinzione, un&#8217;incrollabile fede.</p> <p>Quell&#8217;uomo arriva da lontano, scende da un taxi e si ferma davanti all&#8217;abitazione di Chris MacNeil.</p> <p>È un uomo alto, anziano, con indosso un impermeabile nero, un cappello dello stesso colore e una valigia logora, figlia di tante infinite battaglie, da cui quell&#8217;uomo non si stacca mai.</p> <p>Davanti alla porta di casa Mac Neil c&#8217;è padre Lankester Merrin, per molti un noto archeologo, per pochi un esorcista, per Chris l&#8217;ultima, irrazionale speranza a cui aggrapparsi.</p> <h2 class="wp-block-heading">Il resto, ovviamente, non ve lo racconto.</h2> <p><strong>Cosa avvenga nella stanza di Regan</strong>, pervasa da un insopportabile tanfo e dove un gelo innaturale penetra da ogni spiraglio vanificando l&#8217;azione energica di volenterosi caloriferi, dovete scoprirlo leggendo un romanzo bellissimo, in cui la singolare trama, ispirata a una storia vera accaduta nel 1949 a Cottage City nel Maryland di cui Blatty venne a conoscenza quando studiava presso l&#8217;Università di Georgetown, si intreccia con una narrazione incalzante, fatta di descrizioni forti e dialoghi serrati fra l&#8217;eclettico demone e i suoi temerari avversari.</p> <p>Così, a proposito del suo più celebre romanzo, frutto di una lunga e accurata ricerca sull&#8217;insolito argomento, l&#8217;autore, originario di New York, si espresse:</p> <p>«Penso che il mio inconscio, una volta accumulato tutto il materiale e la fatica necessari, abbia creato la maggior parte della trama, elargendola poco alla volta delle porzioni alla mia coscienza razionale.»</p> <p>L&#8217;esorcista di <strong>William Peter Blatty,</strong> che nel 1973 si trasformò in una pellicola leggendaria con le indimenticabili prove di Linda Blair, nella parte di Regan e di Max Von Sydow, in quella di padre Merrin, è una lettura che vi lascerà esterrefatti, un libro la cui lettura, come ha scritto Edoardo Nesi equivale <strong>«a trovarsi a tu per tu con il Male.»</strong></p> <p>Non resta che leggerlo per scoprire che il vero obiettivo del demone non è la sua stessa vittima, ma, come sussurrato da uno sfinito padre Merrin a uno sconvolto Karras, quello di «farci perdere la speranza, farci rinnegare la nostra umanità, farci vedere la nostra stessa bestialità, la nostra natura abietta, putrescente, priva di dignità, orribile, malvagia, insignificante.»</p> <p><strong>Maurizio Carvigno</strong></p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/libri/lesorcista-posseduti-dal-demone-della-lettura/">L&#8217;esorcista: posseduti dal demone della lettura</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> https://www.culturamente.it/libri/lesorcista-posseduti-dal-demone-della-lettura/feed/ 0 “Fuoco e sangue”: il libro di storia che tutti vorremmo https://www.culturamente.it/libri/fuoco-e-sangue-recensione/ https://www.culturamente.it/libri/fuoco-e-sangue-recensione/#respond Federica Crisci Sun, 30 Oct 2022 22:33:03 +0000 Libri Bookclub https://www.culturamente.it/?p=73313 <p>Dopo essere rimasta incantata dalla serie tv di House of the Dragon, ho deciso di cimentarmi nella lettura di Fuoco e sangue, il libro di George R.R. Martin da cui è partito tutto. Di lui non ho mai letto nulla nonostante io sia stata una grandissima fan del Trono di spade. Era ora di rimediare [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/libri/fuoco-e-sangue-recensione/">&#8220;Fuoco e sangue&#8221;: il libro di storia che tutti vorremmo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> <p>Dopo essere rimasta incantata dalla serie tv di <em><a href="https://www.culturamente.it/serie-tv/house-of-the-dragon-recensione-nono-decimo-episodio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">House of the Dragon</a></em>, ho deciso di cimentarmi nella lettura di <strong><em>Fuoco e sangue</em></strong>, il libro di George R.R. Martin da cui è partito tutto. Di lui non ho mai letto nulla nonostante io sia stata una grandissima fan del <em>Trono di spade</em>. Era ora di rimediare e di scoprire un nome che tanto ha dato al genere fantasy. </p> <p>La lettura mi ha completamente conquistata. Avevo proposto di leggere solo le pagine riguardanti la Danza del Drago, ma non ci sono riuscita. Ho cominciato dall&#8217;inizio e non sono più stata in grado di interrompere. Arrivata alla fine (anche se si tratta solo di una prima parte, chissà se e quando vedremo il secondo volume), posso solo dire che <strong>trovo illuminante il punto di vista in cui Martin ha scelto di raccontare la storia dei Targaryen</strong>. È una scelta semplicissima ma talmente efficace da rendere il libro unico nel suo genere. Parlando in termini di Postumi, qui siamo davanti a un tradizionalissimo vino rosso (con i Targaryen può essere solo rosso), ma servito da un sommelier con tanto di calice personalizzato e originale. </p> <h2 class="wp-block-heading">La trama di <em>Fuoco e sangue</em></h2> <p>All&#8217;interno di questo voluminoso libro di ben 707 pagine è raccontato il <strong>primo secolo di dominazione dei Targaryen</strong> su Westeros. Si va dalla conquista di Aegon, Visenya e Rhaenys all&#8217;inizio del regno di Aegon III, passando per re crudeli (Maegor Il Crudele), re longevi e pacifici (Jaehaerys Il Conciliatore) e guerre civili. </p> <p>Chi ha letto o visto il <em>Trono di spade </em>conosce la famiglia tramite il personaggio di Daenerys, i suoi fratelli e tutto ciò che i vari personaggi dicono a questo proposito. Si sa che si tratta di una casata potente formata da uomini e donne valorosi/e in grado<strong> di cavalcare i draghi</strong>. Il legame con queste bestie meravigliose e terribili aveva permesso ai Targaryen di impossessarsi dei Sette Regni sconfiggendo gli altri lord del luogo. Tuttavia, il sangue dei draghi sembra portare con sé anche una maledizione. Si ripete spesso che ogni volta che un Targaryen viene al mondo gli dei lanciano una moneta per vedere se uscirà fuori una persona buona o una folle. Con Daenerys e i fratelli abbiamo avuto modo di vederlo, ma solo un resoconto dettagliato e puntuale di tutte le vicende storiche della famiglia poteva spiegarci meglio tutto quello che fino ad ora abbiamo solo immaginato. </p> <p><em>Fuoco e sangue</em> vuole essere <strong>una cronaca precisa e dettagliata</strong> della storia della famiglia, mettendone in luce le glorie e le debolezze che hanno caratterizzato le sue sorti altalenanti. </p> <h2 class="wp-block-heading">Un manoscritto di Westeros</h2> <p>Data la grande mole di eventi da raccontare &#8211; stiamo parlando di più di due secoli e mezzo di stirpe -, <strong>Martin non avrebbe potuto sviluppare un romanzo simile al <em>Trono di spade</em></strong>. Sarebbe stata un&#8217;opera mastodontica che, conoscendo i suoi tempi di scrittura, non avrebbe mai visto la luce. Inoltre, non avrebbe avuto niente di particolare o di diverso da qualsiasi altro libro da lui scritto. Il colpo di genio è stato scegliere di raccontare questi eventi come se si trattasse di <strong>un&#8217;opera storica</strong> tramandata attraverso un manoscritto e scritta a partire dalla lettura di molteplici fonti. </p> <p>Martin adotta <strong>un procedimento simile a quello scelto </strong>da Manzoni nei <em>Promessi sposi</em>: finge di essere uno che trascrive una storia parlandoci anche delle difficoltà nel reperire informazioni attendibili o dimostrabili. Per raccontare della Danza dei Draghi, ad esempio, il narratore ci dà informazioni sulle varie fonti da cui ha attinto dandoci anche i nomi degli autori e i titoli delle opere. Si serve delle testimonianze dei maestri e anche del resoconto piccante e oltremodo violento del buffone di corte Fungo riportandoci i diversi punti di vista ed esprimendo opinioni personali su ciò che bisognerebbe considerare vero e cosa no. </p> <p><strong>Ad un certo punto del volume, si parla anche della </strong>difficoltà nel ritrovare la versione originale dei manoscritti visto che, copia dopo copia, la maggior parte è stata compromessa. </p> <figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>&#8220;Nel corso degli anni e dei secoli, man mano che il libro veniva copiato e ricopiato, vi si insinuarono molte modifiche e correzioni. I maestri che lavorano alla cittadella come copisti sono rigorosamente addestrati a riprodurre l&#8217;originale parola per parola, ma pochi scribi laici sono altrettanto disciplinati&#8221;.</p><cite>&#8220;Fuoco e sangue&#8221; di G. R. R. Martin</cite></blockquote></figure> <p>I filologi ameranno particolarmente questo passo che altro non fa se non riprendere la storia del nostro Medioevo. </p> <p>Questo espediente narrativo è ciò che dona originalità al libro e colloca Martin di buon diritto tra gli scrittori e le scrittrici più importanti dell&#8217;età contemporanea. L<strong>&#8216;autore ha avuto il merito di incrociare il fantasy tolkeniano con i gusti del pubblico moderno</strong>. Le sue storie sono epiche, come <em>Il Signore degli Anelli</em>, ma anche piene di realismo. Si nutrono tanto del nostro passato quanto dei miti e delle leggende. È riuscito a creare un universo alternativo proprio come quello di Hogwarts e della Terra di Mezzo che sembra vivere di vita propria. Tutti i volumi illustrati, le cartine e le storie di contorno lo dimostrano. </p> <h2 class="wp-block-heading">I personaggi</h2> <p>Una narrazione storica di questo tipo <strong>lascia da parte l&#8217;approfondimento psicologico</strong> dei personaggi di cui si parla. I monarca che si succedono sul trono di spade vengono raccontati attraverso quanto si è raccontato di loro, per aneddoti e, soprattutto, tramite le loro azioni. </p> <p>C&#8217;è da dire che<strong> è difficile entrare in empatia con gli uomini e con le donne che vengono presentati</strong>. Se seguendo la serie <em>House of the Dragon</em> è piuttosto semplice farsi stare simpatici o antipatici i vari personaggi, nel libro è diverso. Tuttavia, questo non rende la vicenda meno appassionante, né manca l&#8217;interesse nei confronti di quello che succede. Credo che la grandezza del libro sia anche questa: non ti appassioni ai personaggi (su cui è costruita una buona parte della narrativa contemporanea), ma alle dinamiche della famiglia, a quanto succede. D&#8217;altra parte, la protagonista è proprio la <strong>casata dei Targaryen</strong> e la sua maledizione. </p> <h2 class="wp-block-heading">Lo stile</h2> <p>Martin sa scrivere e sa farlo bene. Non solo ha individuato la giusta chiave per raccontare la storia di questa famiglia, ma è riuscito anche a rendere avvincente un testo di 707 pagine. L&#8217;<strong>autore gioca</strong> con la sospensione del racconto, con le anticipazioni, con i rimandi al passato e anche con i modi di dire popolari. Lo stile è scorrevole, dinamico e non mancano le espressioni più liriche e più letterarie. Mi è capitato di notare anche dei rimandi al mondo dell&#8217;epica classica ad esempio<strong> quando vengono elencati tutti i draghi</strong> presenti al momento dello scoppio della guerra tra Rhaenyra e Aegon II. Questo catalogo dei draghi mi ha ricordato quello delle navi presente nell&#8217;<em>Iliade</em>. </p> <p><strong>L&#8217;autore è anche particolarmente generoso con i suoi lettori e le sue lettrici </strong>poiché non dà mai nulla per scontato e non pretende sforzi di memoria. Consapevole che non è semplice orientarsi nella parentela dei Targaryen e che i personaggi sono tanti e i nomi pochi, ripete spesso delle informazioni anche in maniera sintetica. </p> <h2 class="wp-block-heading">Chi dovrebbe leggere <em>Fuoco e sangue</em></h2> <p><strong>Chiunque ami i libri fantasy</strong> non può non prendere in mano <em>Fuoco e sangue </em>di Martin. La storia al suo interno, anche se non canonica, delinea i tratti di un mondo inventato che, a leggerlo, sembra davvero simile al nostro. Se non fosse per i draghi e i racconti di magia, sarebbe difficile non considerarlo come un romanzo storico. Il modo particolarissimo in cui è narrato lo rende perfetto anche per gli e le amanti della lettura. È indicato anche per tutti quelli che non riescono ad aspettare due anni per vedere che cosa succederà tra Aegon e Rhaenyra. Il libro, a differenza della serie, non dà risposte certe sugli avvenimenti, né permette di approfondire motivazioni o desideri dei vari personaggi. Rappresenta un modo del tutto alternativo di raccontare una stessa storia. Proprio per questo, chi ha amato il prodotto televisivo dovrebbe conoscere anche quanto raccontato in queste pagine. </p> <p>La storia che ci si trova davanti è cupa, crudele, angosciante ma ti cattura e ti fa venire voglia di perderti all&#8217;interno delle pagine. Speriamo davvero di poterne leggere il seguito. </p> <p><strong>Federica Crisci</strong></p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/libri/fuoco-e-sangue-recensione/">&#8220;Fuoco e sangue&#8221;: il libro di storia che tutti vorremmo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> https://www.culturamente.it/libri/fuoco-e-sangue-recensione/feed/ 0 “House of the Dragon”: la recensione degli ultimi due episodi https://www.culturamente.it/serie-tv/house-of-the-dragon-recensione-nono-decimo-episodio/ https://www.culturamente.it/serie-tv/house-of-the-dragon-recensione-nono-decimo-episodio/#respond Federica Crisci Sun, 30 Oct 2022 16:01:20 +0000 Serie tv https://www.culturamente.it/?p=73310 <p>Adesso che si è conclusa la prima stagione possiamo affermare con sicurezza che House of the Dragon è una serie che fa onore a Game of Thrones e che, se il livello continuerà a essere tale, si collocherà insieme a lei nell&#8217;Olimpo dei migliori prodotti televisivi mai realizzati. Più volte nel corso delle passate recensioni [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/serie-tv/house-of-the-dragon-recensione-nono-decimo-episodio/">&#8220;House of the Dragon&#8221;: la recensione degli ultimi due episodi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> <p>Adesso che si è conclusa la prima stagione possiamo affermare con sicurezza che <strong><em>House of the Dragon</em> è una serie che fa onore a <em>Game of Thrones</em></strong> e che, se il livello continuerà a essere tale, si collocherà insieme a lei nell&#8217;Olimpo dei migliori prodotti televisivi mai realizzati. Più volte nel corso delle passate recensioni ho elogiato la serie per la scrittura, le interpretazioni e l&#8217;atmosfera. Queste ultime due puntate hanno confermato la mia idea e mi hanno lasciata in trepidante attesa per l&#8217;uscita della prossima stagione. </p> <h2 class="wp-block-heading">Delineare una situazione che precipita</h2> <p>L&#8217;ottavo episodio si è concluso con la morte di Viserys. Un evento di cui si parla dall&#8217;<a href="https://www.culturamente.it/serie-tv/house-of-the-dragon-recensione-primo-secondo-episodio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inizio della prima puntata</a> e che è destinato a cambiare per sempre le dinamiche della storia. Anche chi non ha letto il libro <em>Fuoco e sangue </em>e non sa nulla degli eventi della Danza dei Draghi ha da tempo capito che la successione di Rhaenyra non sarebbe stata semplice. Di conseguenza, la dipartita del re rappresenta ciò che in narratologia prende il nome di <strong>&#8220;evento scatenante&#8221;</strong>. È l&#8217;azione che ribalta lo status quo, la fine di un equilibrio. </p> <figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-culturamente wp-block-embed-culturamente"><div class="wp-block-embed__wrapper"> <blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="MgnrAgD0KI"><a href="https://www.culturamente.it/serie-tv/house-of-the-dragon-recensione-dell-ottavo-episodio/">&#8220;House of the Dragon&#8221;: recensione dell&#8217;ottavo episodio</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;&#8220;House of the Dragon&#8221;: recensione dell&#8217;ottavo episodio&#8221; &#8212; CulturaMente" src="https://www.culturamente.it/serie-tv/house-of-the-dragon-recensione-dell-ottavo-episodio/embed/#?secret=MgnrAgD0KI" data-secret="MgnrAgD0KI" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe> </div></figure> <p>Può sembrare strano che l&#8217;inizio della storia sia collocato a due puntate dalla fine. In realtà, tutta la prima stagione può essere considerata <strong>una grandissima introduzione alla narrazione</strong> che vedremo svilupparsi nei prossimi anni. Un&#8217;introduzione che ha il merito di aver saputo creare interesse nei personaggi protagonisti e nell&#8217;aver delineato un&#8217;atmosfera coinvolgente per quanto cupa e tenebrosa. Il tutto senza dare davvero l&#8217;impressione di essere solo un prologo. Gli eventi raccontati, infatti, hanno tutti avuto uno svolgimento lineare e articolato. </p> <p>Lo confermano gli <strong>ultimi due episodi che ancora non parlano di guerra,</strong> ma ne raccontano la preparazione. Gli sceneggiatori e le sceneggiatrici si sono presi i loro tempi e hanno deciso di dedicare gli episodi finali ai due schieramenti. Invece di creare un montaggio alternato tra i due luoghi di Westeros &#8211; Approdo del Re e Dragonstone &#8211; per mostrare cosa avveniva nella parte dei &#8220;verdi&#8221; e in quella dei &#8220;neri&#8221;, hanno preferito mostrare prima cosa succede da una parte e poi dall&#8217;altra. Una <strong>scelta vincente</strong> che ha creato negli spettatori e nelle spettatrici ancora più attesa e coinvolgimento. Nella nona puntata, infatti, l&#8217;assenza di Rhaenyra si è fatta sentire. Più gli eventi scorrevano e più si sentiva l&#8217;urgenza di vedere la principessa sullo schermo, di farle sapere che cosa stava accadendo. E, invece, abbiamo dovuto aspettare una settimana. </p> <p>Questa scelta risulta anche perfettamente coerente con quanto fatto fino ad ora: per raccontare di come la situazione sia precipitata, si mostrano <strong>tutte le gocce che porteranno alla rottura del vaso</strong>. Solo così è possibile capire cosa muove questi personaggi e solo così si può dare concretezza e realismo a una grande storia come quella di <em>House of the Dragon</em>. </p> <h3 class="wp-block-heading">I verdi: la nona puntata</h3> <p>La nona puntata non è solo quella che mostra come gli Hightower si assicurano l&#8217;ascesa di Aegon II, ma è anche quella che porta a compimento (almeno per il momento) il percorso di <strong>Alicent</strong>. È lei la protagonista indiscussa dell&#8217;episodio ed è lei che muove tutte le dinamiche. A differenza di quanto racconta il libro, Alicent ha un motivo più che valido per volere suo figlio sul trono: avendo frainteso gli ultimi vaneggiamenti di Viserys, pensa che il marito abbia avuto un ripensamento sulla successione. Tutto ciò che la regina fa in questo episodio ha una giustificazione profonda che non è legata alle dinamiche di potere (che accecano il padre Otto, invece), ma al <strong>senso del dovere</strong>. La sua può essere una prospettiva distorta o non piacevole, ma è comunque la sua. Cerca di servire il regno come ha sempre fatto. Tuttavia, <strong>cerca una sua indipendenza in tutto questo</strong>. </p> <p>Pur restando fedele ai suoi ideali (quegli stessi che ha urlato in faccia a Rhaenyra quando voleva accecare suo figlio), Alicent ora vuole distaccarsi dalle manipolazioni del padre e agire secondo ciò che è giusto per lei. In questo senso, cerca di fare di tutto per salvare la vita di Rhaenyra, la sua amica d&#8217;infanzia. Il <strong>confronto con</strong> <strong>Rhaenys</strong> (tra le scene più belle dell&#8217;episodio) le è sicuramente utile per farle prendere coscienza della sua voce. Di certo il suo <strong>percorso di affrancamento dal maschile</strong> non è certo semplice visto che i valori tradizionali di Westeros sono fortemente patriarcali. La scena con <strong>Larys Piededuro</strong> (tra le più disturbanti della puntata) ci racconta proprio questo: non è semplice per una donna rivendicare il suo posto, la sua presenza, la sua personalità anche se si tratta di una regina. </p> <p>La <strong>sequenza finale dell&#8217;incoronazione</strong> è stata gestita magistralmente a livello registico. Ci sta il colpo di scena finale con la fuga di Rhaenys in groppa a Melys, un po&#8217; meno il mancato &#8220;Dracarys&#8221;. Con questo semplice ordine, la guerra non sarebbe mai iniziata. È carino che sceneggiatori e sceneggiatrici si siano preoccupati di giustificare questa scelta (chiaramente motivata da esigenze extra-narrative) all&#8217;interno della storia facendo dire a Rhaenys che &#8220;non spettava a lei iniziare una guerra&#8221;. Tuttavia, è una spiegazione un po&#8217; debole: con gli Hightower e gli altri figli di Viserys morti è difficile pensare che sarebbe successa una tragedia. In realtà, <strong>ciò che succede si può spiegare attraverso gli sguardi che Rhaenys e Alicent si scambiano</strong>: sono entrambi madri e donne. Entrambe sanno che cosa significhi vivere in quella realtà. Ha senso che Rhaenys, una donna che ha dovuto seppellire entrambi i suoi figli, non riesca a uccidere una persona mentre tenta di difendere la propria prole. </p> <h3 class="wp-block-heading">I neri: la decima puntata</h3> <p>L&#8217;<strong>ultima puntata</strong> ha in sé tantissimi richiami alle prime puntate. La scena del parto, il confronto tra Daemon e Otto con l&#8217;arrivo di Rhaenyra su Syrax, la pagina del libro strappata, il litigio tra Aemond e Lucerys&#8230; I minuti scorrono velocemente e si guarda con avidità tutto ciò che succede presagendo il peggio (siamo sempre nel mondo di Martin), ma rimanendo sempre stupefatti/e quando questo si avvera. </p> <p>Al di là dei singoli rimandi, è chiaro che questa puntata voglia legarsi in maniera forte al penultimo episodio, rappresentandone l&#8217;altra faccia della medaglia. Al <strong>posto di Alicent abbiamo Rhaenyra</strong>. In questi 57 minuti è lei a cercare la sua voce all&#8217;interno di un contesto prevalentemente maschile andandosi a scontrare con Daemon, il suo punto di riferimento fino a questo momento. In questa puntata è Rhaenyra a cercare <strong>un modo per evitare la guerra </strong>nonostante tutti intorno a lei la spronino a iniziarla. Anche Rhaenyra è legata al senso del dovere, in particolare al compito che il padre le ha lasciato rivelandole della profezia della <strong>Canzone del Fuoco e del Ghiaccio</strong>. In nome di questo, in lei è forte la tentazione di lasciar andare il trono per preservare l&#8217;integrità del reame. È qui che entra in rotta di collisione con Daemon che, ancora una volta, si trova a scontrarsi con la mentalità del fratello (per lui segno di debolezza) e con il dolore nel rendersi conto di non essere mai stato preso in seria considerazione da lui. È interessante vedere come <strong>Rhaenyra da regina si dimostri molto più simile al padre</strong> di quanto non ci saremmo aspettati visto che, a livello di temperamento, ci è sempre sembrata più vicina a Daemon. Chissà come sarà sviluppata la relazione tra questi due personaggi nelle prossime stagioni. Di materiale su cui lavorare ce n&#8217;è davvero tanto e sono molte le possibilità.</p> <p>Che Rhaenyra riesca a essere così lucida anche dopo la straziante esperienza del suo ultimo parto è sicuramente impressionante. Quest&#8217;evento non è straziante per lei solo per quello che rappresenta ma anche per quando accade. La <strong>principessa ha passato tantissimi anni a prepararsi per la sua ascesa al trono </strong>pressata dalla preoccupazione di non essere uomo e dalla sensazione di non avere diritto a reclamare quel titolo. Quando arriva per lei il momento di indossare la corona, il trono le viene usurpato e il parto prematuro le impedisce di partecipare attivamente alle decisioni politiche. Il suo essere donna la tiene bloccata in una stanza mentre suo marito e altri uomini decidono in suo nome. È davvero una situazione terribile per lei, una situazione in cui tante donne possono riconoscersi. La <strong>natura femminile legata biologicamente alla maternità</strong> è stata spesso il motivo principale di esclusione sociale delle donne. Il ciclo è ciò che &#8220;ci rende nervose&#8221; e incomprensibili. La possibilità di procreare ci ha assegnato un unico ruolo sociale da cui è difficile affrancarsi per proporre anche delle alternative. Nelle grida di Rhaenyra c&#8217;è tutta questa frustrazione. </p> <p>Vederla incoronata regina da Daemon è sicuramente un momento importante e almeno in minima parte compensativo di tutto ciò che abbiamo visto. Tuttavia, la strada per il trono è ancora lunga.</p> <h4 class="wp-block-heading">&#8220;L&#8217;idea che noi controlliamo in draghi è un&#8217;illusione&#8221;</h4> <p>Questo decimo episodio è destinato a essere ricordato anche per lo scontro tra i <strong>draghi Vaghar e Arrax</strong>, il primo che vediamo nella serie (anche se non il primo ad essersi visto a Westeros come sa chi ha letto <em>Fuoco e sangue </em>e come Daemon ci ricorda nella puntata). È stato un momento da brividi, realizzato con grande maestria dal punto di vista visivo. L&#8217;inquadratura di Vaghar che sovrasta Arrax nella tempesta e quella del piccolo drago che vola sopra le nuvole verso l&#8217;alba sono destinate a rimanere iconiche. </p> <p>Devo ammettere che nonostante sapessi che cosa sarebbe successo grazie al libro, la sequenza dell&#8217;uccisione del drago e di Luke mi ha provocato un grande shock. Ci ho ripensato tanto anche una volta ultimata la visione. Non so se è per la tenerezza che mi suscitava il piccolo drago o per quella provata nei confronti del suo gesto tanto folle quanto difficile da capire. Arrax ha attaccato Vaghar per difendere Luke? Oppure perché infastidito dal fatto di essere stato inseguito dalla bestia? Non lo sapremo mai, visto che è lo stesso Martin a dirci che <strong>è &#8220;impossibile conoscere il cuore di un drago&#8221;. </strong></p> <p>Una cosa, però, l&#8217;abbiamo capita: <strong>i draghi non sono servi</strong>. Trovo interessante che abbiano voluto dimostrarcelo proprio alla fine della stagione, ricollegandosi a quanto detto da Viserys proprio nella prima puntata. Deve essere chiaro che i Targaryen possono essere cavalcatori di draghi, ma non sono i loro signori e signore assoluti. Queste bestie hanno un loro istinto e una loro volontà e non saranno mai veramente sottomessi a qualcuno. </p> <p>È stato interessante anche vedere, per la prima volta, la<strong> fragilità di Aemond</strong>. Il suo sguardo dopo la morte del nipote dice tanto. Anche se è probabile che il suo dispiacere sia legato anche alla consapevolezza delle conseguenze politiche del suo gesto, è bello vederlo privo dell&#8217;armatura di arroganza che si è costruito. Ricorda ancora di più Daemon per come lo abbiamo visto durante la stagione. </p> <h2 class="wp-block-heading">And now our watch begins (2024)</h2> <p>La <strong>Danza dei Draghi </strong>è ufficialmente iniziata. Per vederla, però, <strong>dovremo aspettare il 2024</strong>, data indicata da HBO per il ritorno della seconda stagione. Sarà un&#8217;attesa davvero lunga, ma se i livelli delle prossime puntate sarà come quello di queste prime 10, allora ne sarà valsa la pena. </p> <p><strong>Federica Crisci</strong></p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/serie-tv/house-of-the-dragon-recensione-nono-decimo-episodio/">&#8220;House of the Dragon&#8221;: la recensione degli ultimi due episodi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> https://www.culturamente.it/serie-tv/house-of-the-dragon-recensione-nono-decimo-episodio/feed/ 0 Canzoni di Natale per bambini, la playlist https://www.culturamente.it/musica/canzoni-di-natale-per-bambini/ https://www.culturamente.it/musica/canzoni-di-natale-per-bambini/#respond Valeria de Bari Sun, 30 Oct 2022 11:18:00 +0000 Musica Playlist Spotify https://www.culturamente.it/?p=72121 <p>Il Natale&#160;è un periodo davvero magico per i bambini. Nelle città di tutto il mondo già dai primi giorni di dicembre si respira un clima di festa e l&#8217;atmosfera è suggestiva: lucine, decorazioni, colori e alberi di Natale concorrono a creare attesa per la sera del 25 dicembre. Tutti i bambini, indistintamente, amano il Natale: [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/musica/canzoni-di-natale-per-bambini/">Canzoni di Natale per bambini, la playlist</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> <p>Il Natale&nbsp;<strong>è un periodo davvero magico per i bambini. </strong></p> <p>Nelle città di tutto il mondo già dai primi giorni di dicembre si respira un <strong>clima di festa</strong> e l&#8217;<strong>atmosfera è suggestiva</strong>: lucine, decorazioni, colori e <strong>alberi di Natale </strong>concorrono a creare attesa per la sera del 25 dicembre. Tutti i bambini, indistintamente, amano il Natale: a chi non piace ricevere i doni come da tradizione?</p> <p>La <strong>musica </strong>gioca il suo ruolo nel contribuire a creare la giusta <strong>atmosfera</strong>. Fin dall&#8217;asilo nido i bambini sono coinvolti in balli e canti natalizi che poi riproporranno davanti agli occhi orgogliosi dei genitori in una manifestazione finale che anticipa la chiusura delle scuole. <strong>In questo articolo vi propongo una playlist di canzoni di Natale per bambini da ascoltare in famiglia.</strong></p> <h2 class="wp-block-heading"><strong>A Natale puoi</strong></h2> <p>Questa canzone nasce&nbsp;in un luglio del 2005 quando l&#8217;autore, Francesco Vitaloni, avrebbe dovuto comporre una versione di 30 secondi, quelli canonici per le pubblicità. <em>A Natale puoi</em>, infatti, nasce come colonna sonora dello spot di un panettone, ma tutti oggi la conoscono e riconoscono come un grande classico. La voce è di Alice Vitaloni, la figlia del compositore, che oggi ha superato i venti anni.</p> <iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/_TQzNjdvTrA" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe> <h2 class="wp-block-heading"><strong>Jingle bell rock</strong></h2> <p><em><strong>Jingle Bell Rock</strong></em>&nbsp;è un noto brano natalizio, inciso e pubblicato originariamente nel 1957 dal&nbsp;cantante&nbsp;statunitense&nbsp;<strong>Bobby Helms</strong>. Gli autori della canzone sono&nbsp;Joe Beal&nbsp;e&nbsp;Jim Boothe.</p> <p>Il brano ha raggiunto una grande notorietà divenendo un classico natalizio. Sono tanti gli artisti che hanno inciso la cover di Jingle Bell Rock e io vi propongo la recente versione di <strong><a href="https://www.culturamente.it/musica/achille-lauro-me-ne-frego/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Achille Lauro</a> e Annalisa</strong>.</p> <iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/EE_bmN7j8DM" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe> <h2 class="wp-block-heading"><strong>A mezzanotte</strong></h2> <p><strong><a href="https://www.culturamente.it/musica/elettra-lamborghini-sanremo-2020-hola-kitty/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Elettra Lamborghini</a> </strong>è amata da tutti i bambini, almeno da tutti quelli su cui ho potuto sperimentare l&#8217;ascolto delle sue canzoni. La scorsa estate ha conquistato il pubblico dei più piccoli con <em>Caramello</em>, riconfermando di avere molti fan nella fascia dei più giovani. Per queste motivazioni in questa playlist non può mancare A MEZZANOTTE, la sua canzone a tema natalizio con un ritornello che rimane nella testa.</p> <iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/FNNk3059_7I" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe> <h2 class="wp-block-heading"><strong>Aggiungi un posto a tavola</strong></h2> <p><em><strong>Aggiungi un posto a tavola</strong></em>&nbsp;è prima di tutto un musical di produzione&nbsp;italiana in due atti di&nbsp;Garinei e Giovannini, scritto tra il&nbsp;1973&nbsp;e il&nbsp;1974&nbsp;con&nbsp;Iaia Fiastri e ispirato al romanzo&nbsp;<em>Dopo di me il diluvio</em>&nbsp;di&nbsp;David Forrest. La canzone <em>Aggiungi un posto a tavola </em>estrapolata dal contesto della commedia musicale sembra perfetta nel ricordare l&#8217;atmosfera natalizia e quell&#8217;abitudine italiana di mangiare in compagnia.</p> <iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/mvLMy50Sivg" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe> <h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos&#8217;è</strong></h2> <p><em>Cos&#8217;è</em> e <em>Far Natale</em> di <strong><a href="https://www.culturamente.it/musica/renato-zero-tour-2019/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Renato Zero</a></strong> fanno parte della colonna sonora di <strong><em><a href="https://www.culturamente.it/cineforum/nightmare-before-christmas-halloween-tim-burton/">A Nightmare before Christmas</a></em></strong>. I brani raccontano la magia, &#8220;il profumo di biscotti&#8221;, la felicità e le luci: tutti elementi che connotano il clima natalizio. </p> <iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/vBQzx1-_Uyo" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe> <h2 class="wp-block-heading"><strong>Far Natale</strong></h2> <iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/OE6gQyP_Fm4" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe> <h2 class="wp-block-heading"><strong>Facciamo un pupazzo insieme?</strong></h2> <p>Un Natale senza pupazzo di neve è come un&#8217;estate senza castello di sabbia, per i bambini. <em>Facciamo un Pupazzo di neve inseme?</em> fa parte della colonna sonora di <em>Frozen</em>.</p> <iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/g-_a2ERYe_Q" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe> <h2 class="wp-block-heading"><strong>Jingle bells</strong></h2> <p><em><strong>Jingle Bells</strong></em>, pubblicata nell&#8217;autunno&nbsp;1857&nbsp;con il titolo&nbsp;<em>One Horse Open Sleigh</em>,&nbsp;è una delle canzoni natalizie più conosciute, cantate e tradotte al mondo. Il brano è stato scritto da&nbsp;James Lord Pierpont, ma nel corso del tempo&nbsp;è stata coverizzata da numerosi artisti tra cui ricordiamo&nbsp;Louis Armstrong,&nbsp;Frank Sinatra,&nbsp;Luciano Pavarotti.</p> <iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/U0XAcPUwWrg" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe> <h2 class="wp-block-heading"><strong>Feliz Navidad</strong></h2> <p><em><strong>Feliz Navidad</strong></em>, che tradotta letteralmente significa &#8220;Felice Natale&#8221;&nbsp;è una canzone scritta e cantata da&nbsp;José Feliciano&nbsp;nel&nbsp;1970.</p> <p>Secondo la&nbsp;<em>Sociedad Americana de Compositores, Autores y Editores</em>, la canzone occupa il quindicesimo posto tra le&nbsp;canzoni natalizie&nbsp;più popolari al mondo. Non si stenta a crederci visto il ritmo allegro e orecchiabile.</p> <iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/N8NcQzMQN_U" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe> <h2 class="wp-block-heading"><strong>Imagine</strong></h2> <p>Concludo questa playlist con un brano che parla di pace, perché a Natale tutti ci fermiamo a sperare in un mondo migliore. «Anti-religiosa, anti-nazionalista, anti-convenzionale e anti-capitalista»: così&nbsp;<strong>John Lennon</strong>&nbsp;definì&nbsp;<strong><em>Imagine</em></strong>.&nbsp;</p> <p>Scritto&nbsp;in un momento storico caratterizzato da enormi tensioni, il brano rimane sempre attuale, visto che un mondo senza guerre continua tutt&#8217;ora a sembrare un&#8217;utopia. <strong>I bambini sono i cittadini del futuro ed è importante parlargli, anche attraverso le canzoni, affinché possano agire in modo migliore rispetto a chi li ha preceduti.</strong> </p> <iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/YkgkThdzX-8" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe> <p></p> <iframe style="border-radius:12px" src="https://open.spotify.com/embed/playlist/1s64V1mBEjkez7U8NBxShX?utm_source=generator" width="100%" height="380" frameborder="0" allowfullscreen="" allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy"></iframe> <p><strong>Valeria de Bari</strong></p> <figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-culturamente wp-block-embed-culturamente"><div class="wp-block-embed__wrapper"> <blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="TIpzQ17kXW"><a href="https://www.culturamente.it/musica/so-this-is-christmas-dieci-canzoni-musica-natale/">Dieci canzoni di Buon Natale: la playlist su Spotify</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Dieci canzoni di Buon Natale: la playlist su Spotify&#8221; &#8212; CulturaMente" src="https://www.culturamente.it/musica/so-this-is-christmas-dieci-canzoni-musica-natale/embed/#?secret=TIpzQ17kXW" data-secret="TIpzQ17kXW" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe> </div></figure> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/musica/canzoni-di-natale-per-bambini/">Canzoni di Natale per bambini, la playlist</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> https://www.culturamente.it/musica/canzoni-di-natale-per-bambini/feed/ 0 Gabriella Paci e le sue poesie https://www.culturamente.it/letteratura/gabriella-paci-e-le-sue-poesie/ https://www.culturamente.it/letteratura/gabriella-paci-e-le-sue-poesie/#comments Redazione CulturaMente Sun, 30 Oct 2022 07:09:21 +0000 Italiana Letteratura poesia https://www.culturamente.it/?p=73295 <p>Prima classificata per la sezione poesia e vincitrice anche del nostro premio della critica &#8220;Spacciatori di Cultura&#8221;, Gabriella Paci ha decisamente conquistato l&#8217;edizione 2021 di EquiLibri, il premio nazionale dedicato alla letteratura italiana edita ideato da Chiara Ricci. Perché abbiamo scelto &#8220;Sfogliando il tempo&#8221; La poetessa &#8211; in questo momento di transizione e incertezza per [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/letteratura/gabriella-paci-e-le-sue-poesie/">Gabriella Paci e le sue poesie</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> <p>Prima classificata per la sezione poesia e vincitrice anche del nostro premio della critica &#8220;Spacciatori di Cultura&#8221;, Gabriella Paci ha decisamente conquistato <a href="https://www.riccichiara.com/category/equilibri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;edizione 2021 di EquiLibri</a>, il premio nazionale dedicato alla letteratura italiana edita ideato da Chiara Ricci.</p> <h2 class="wp-block-heading">Perché abbiamo scelto &#8220;Sfogliando il tempo&#8221; </h2> <blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><br>La poetessa &#8211; in questo momento di transizione e incertezza per l&#8217;umanità &#8211; ci regala &#8220;mazzi di parole&#8221; graditissimi e limpide emozioni per guardare al futuro con delicatezza e speranza. Paci compie l&#8217;impresa scegliendo la poesia, uno dei generi più facili per esprimere emozioni e, allo stesso tempo, uno dei più difficili da fruire e condividere in tempi così veloci. &#8220;Sfogliando il tempo&#8221; vince il premio &#8220;Spacciatori di Cultura&#8221; per la semplicità con cui rende accessibile il messaggio attraverso il verso, senza mancare di profondità e riflessione.&#8221;</p></blockquote> <h2 class="wp-block-heading">La video premiazione</h2> <iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/by1-0nvF6bc" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe> <h2 class="wp-block-heading">Chi è Gabriella Paci</h2> <p>Docente di materie letterarie in una scuola superiore fino al 2020, Gabriella Paci ora si dedica alla scrittura letteraria, principalmente poetica.</p> <p>Ha pubblicato quattro sillogi, <strong><em>Sfogliando il tempo</em></strong> è l&#8217;ultima: &#8220;una rivisitazione del tempo passato, come un album di ricordi, caratterizzati da immagini e sentimenti, legati a luoghi e persone care&#8221;.</p> <h2 class="wp-block-heading">Da dove nasce la sua ispirazione poetica?</h2> <p>L&#8217;ispirazione è nata anche dal voler superare anche il tempo della Pandemia attraverso il ricordo, il rivivere un tempo carico di fatti e di affetti. <strong>La mia è una poesia che vuole essere una condivisione</strong> e per questo si riferisce &#8211; anche nell&#8217;espressione metaforica allusiva &#8211; alla realtà, che anche se personale, trova una rispondenza universale in quanto è una realtà più o meno vissuta da tutti.</p> <h2 class="wp-block-heading">Chi sono e chi sono stati i suoi modelli?</h2> <p>I miei modelli sono stati gli autori classici, Petrarca, Leopardi, ma anche quelli più recenti, come Quasimodo, Montale, Merini, Gatto. Quelli la cui poesia ha formato il mio gusto personale di studente e di docente poi.</p> <h2 class="wp-block-heading">La poesia oggi potrebbe essere considerata una Cenerentola letteraria, perché secondo lei?</h2> <p>La poesia, a mio parere, non è un genere dell&#8217;immediatezza, né un genere di intrattenimento, ma è una sorta di filosofia che ti obbliga a vedere e a ripensare la vita e al mondo in un modo molto profondo e che necessita di una particolare sensibilità. Non è quindi il cosiddetto genere di consumo.</p> <p></p> <figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-culturamente wp-block-embed-culturamente"><div class="wp-block-embed__wrapper"> <blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="IUIoNeLtBW"><a href="https://www.culturamente.it/societa/premio-letterario-equilibri-2021-per-opere-edite/">Premio Letterario EquiLibri 2021 per opere edite: bando e scadenze</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Premio Letterario EquiLibri 2021 per opere edite: bando e scadenze&#8221; &#8212; CulturaMente" src="https://www.culturamente.it/societa/premio-letterario-equilibri-2021-per-opere-edite/embed/#?secret=IUIoNeLtBW" data-secret="IUIoNeLtBW" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe> </div></figure> <p></p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/letteratura/gabriella-paci-e-le-sue-poesie/">Gabriella Paci e le sue poesie</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> https://www.culturamente.it/letteratura/gabriella-paci-e-le-sue-poesie/feed/ 2 Fellini anarchico: il saggio imperdibile di Goffredo Fofi https://www.culturamente.it/libri/fellini-anarchico-libro-recensione/ https://www.culturamente.it/libri/fellini-anarchico-libro-recensione/#respond Stefania Fiducia Sun, 30 Oct 2022 06:20:39 +0000 Libri saggio https://www.culturamente.it/?p=73283 <p>Fellini anarchico è un breve e affascinante saggio scritto da Goffredo Fofi e pubblicato da Elèuthera nel 2020. Come si evince dal titolo l’argomento è il cinema di Federico Fellini, nei cui film il critico Fofi cerca (e trova) gli indizi della poetica e delle convinzioni anarchiche del regista. L’autore non è il primo ad [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/libri/fellini-anarchico-libro-recensione/">Fellini anarchico: il saggio imperdibile di Goffredo Fofi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> <p><em>Fellini anarchico </em>è un breve e affascinante saggio scritto da Goffredo Fofi e pubblicato da <a href="https://www.eleuthera.it/">Elèuthera</a> nel 2020.</p> <p>Come si evince dal titolo l’argomento è il cinema di Federico Fellini, nei cui film il critico Fofi cerca (e trova) gli indizi della poetica e delle convinzioni anarchiche del regista.</p> <p>L’autore non è il primo ad accostare il celebre regista alla dottrina socio politica dell’<a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/anarchia">anarchia</a>.</p> <p>Il titolo stesso riprende una definizione del critico francese André Bazini che per primo parlò di un “Fellini anarchico” dopo aver visto <em>La strada</em>. Ma già il film d’esordio di Fellini <em>Lo sceicco bianco</em> è stato definito dal critico Callisto Cosulich il primo film anarchico italiano.</p> <p>Anche lo scrittore Daniel Pennac ha insistito su un Fellini cosciente di essere anarchico. D’altronde in questo fu aiutato dai tre sceneggiatori con cui a lungo lavorò: Ennio Flaiano da un lato e Tonino Guerra e Bernardino Zapponi, dall’altro, da sempre due anarchici dichiarati.</p> <p>Fofi inizia mettendo in luce la capacità di Federico Fellini di affabulare le masse di intellettuali e di popolo, perché voleva che i suoi film piacessero a tutti.</p> <h2 class="wp-block-heading">Ma dove si rinviene l’anarchia di Federico Fellini?</h2> <p>Nei film girati tra il 1954 e il 1957, Federico Fellini si è schierato dalla parte dei marginali: i girovaghi de <em>La strada</em>, le prostitute de <em>Le notti di Cabiria</em>, i “bidonisti” de <em>Il bidone</em>, di cui ha raccontato i confusi tentativi di rivolta e le fatiche della sopravvivenza. Qui il regista mostrava&nbsp; vari aspetti dell’arte di arrangiarsi che, secondo Goffredo Fofi, è <strong>l’espressione di “un istintivo e spontaneo anarchismo di tutta una parte della società</strong> costretta a vedersela da sola in un mondo decisamente classista, ostile”.</p> <p><em><a href="https://www.culturamente.it/cineforum/la-dolce-vita-film/">La dolce vita</a> </em>consacra Federico Fellini nel 1960 come regista internazionale. Fofi la definisce un’opera-cerniera che apre all’autore una libertà creativa quasi assoluta, con risultati sempre più visionari e con una sempre maggiore centralità dei temi della morte e della decadenza della civiltà.</p> <p>Dopo il 1968 un Fellini adulto diverrà consapevole della propria diffidenza verso la società italiana, diffidenza che diventerà sempre più anarchica.</p> <p><strong>Molti dei personaggi felliniani sono anarchici</strong>, vuoi palesemente come il padre in <em>Amarcord</em>, vuoi in spirito come i due giovani hippies del <em>Satyricon </em>o gli sbandati, pazzi gentili (Benigni e Villaggio) in <em>La voce della luna</em>.</p> <p>Secondo Goffredo Fofi, Fellini si dimostra <strong>anarchico soprattutto negli ultimi film</strong>, come <em>E la nave va</em>, <em>Ginger e Fred</em> e <em><a href="https://www.culturamente.it/cineforum/voce-luna-fellini-benigni-recensione/">La voce della luna</a></em>, in cui racconta la società italiana mostrando di essere “senza fiducia in nessun ordine sociale di cui ha fatto esperienza e senza più fiducia in nessun ordine sociale a venire”.</p> <h3 class="wp-block-heading"><em>Fellini anarchico</em> è una carrellata dei film felliniani</h3> <p>Il saggio consente a Fofi di fare una carrellata dei film di Fellini guardati sotto diversi punti di vista.</p> <p>Ad esempio si accenna alla <strong>visione retrò della donna</strong>, certamente maschilista, non liberatoria, condizionata da usi costumi e abitudini “peggio che discutibili”. Ciò almeno fino a <em>La città delle donne</em>, in cui il regista si mette in discussione rispetto all’avvento di un nuovo femminismo e tenta una sorta di autocoscienza maschile.</p> <p>Nel quarto capitolo del saggio “Intorno a Gelsomina: i perdenti” si legge un’analisi interessante sul ruolo di Giulietta Masina, moglie di Federico Fellini, attrice in molti film essenziali del regista e sui ruoli da lei interpretati.</p> <p>I suoi sono personaggi femminili, ma anche “diversi”, “disabili” evidenziando che nel panorama cinematografico italiano Fellini fu un precursore dell’attenzione verso la diversità fisica e psichica.&nbsp; Un’attenzione del tutto assente anche nei film dei Maestri del cinema come <a href="https://www.culturamente.it/tag/michelangelo-antonioni/">Antonioni</a>, <a href="https://www.culturamente.it/cinema/pasolini-rielabora-il-mito-greco/">Pasolini</a> o <a href="https://www.culturamente.it/cineforum/rocco-e-i-suoi-fratelli-film-recensione/">Visconti</a>, i quali, al contrario di Fellini, non considerano degni di narrazione o di poesia “i diversi, i malati, gli storpi, i minorati, i poveri in spirito”.</p> <p>Fellini vede il diverso soprattutto come “mediatore col mistero”. Per questo farà fatica, pur sentendone l’esigenza,&nbsp; a passare dalla fase infantile del fascino per il diverso ad una fase adulta di rapporto con il mistero.</p> <h3 class="wp-block-heading">Federico Fellini e gli altri</h3> <p>Il saggio accenna anche ad aneddoti gradevoli di incontri con altri personaggi del cinema e del mondo intellettuale italiano. Racconta del pregevole lavoro di Fellini come sceneggiatore o aiuto regista a inizio carriera, ad es. per Roberto Rossellini, e delle incursioni nel neorealismo.</p> <p>D’altronde, Goffredo Fofi riscontra una “componente anarchica”, cosciente ma non dichiarata, anche nell’opera di Rossellini, perché questa nascerebbe “dal confronto con l’orrore della guerra e della Storia”, soprattutto in un capolavoro decisivo come “Europa ‘51”, in cui Federico Fellini fu profondamente coinvolto sul piano ideologico.</p> <p>La forte componente anarchica percorre l’opera dei collaboratori più stretti di Fellini: Zapponi, Flaiano, Guerra, Pinelli. Tutti loro – regista compreso &#8211; erano diversamente anarchici, secondo la definizione moderna di anarchia proposta da Paul Goodman e Colin Ward, il quale parlava di <strong>anarchia come “forma di disperazione creativa”</strong>. Nella loro opera si respira una diffidenza di fondo nei confronti della società costituita, della Chiesa, della famiglia, della proprietà nelle loro versioni ufficiali che borghesemente opprimevano ogni forma di libertà di pensiero e di comportamento. La risposta di questi autori fu l’attenzione agli ultimi, agli umili, ai marginali, agli oppressi, agli strambi, ai perdenti costretti all’arte di arrangiarsi.</p> <h3 class="wp-block-heading">Una lettura imprescindibile per chi ama il cinema felliniano</h3> <p><em>Fellini anarchico</em> è un saggio imperdibile per chiunque apprezzi i film di Federico Fellini. Goffredo Fofi riesce a sviluppare la sua tesi sull’anarchismo del regista costruendo un discorso sintetico, ma esaustivo. In tal modo, chi legge si lascia coinvolgere nel discorso anche se non conosce approfonditamente il cinema felliniano.</p> <p>La brevità e scorrevolezza della lettura rendono il saggio un valido strumento anche per iniziare ad incuriosirsi della poetica del Maestro e magari accostarsi per la prima volta ai suoi capolavori.</p> <p><strong>Stefania Fiducia</strong></p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/libri/fellini-anarchico-libro-recensione/">Fellini anarchico: il saggio imperdibile di Goffredo Fofi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> https://www.culturamente.it/libri/fellini-anarchico-libro-recensione/feed/ 0 Il mondo della cultura post Covid https://www.culturamente.it/societa/il-mondo-della-cultura-post-covid/ https://www.culturamente.it/societa/il-mondo-della-cultura-post-covid/#respond Marco Rossi Sun, 30 Oct 2022 06:18:43 +0000 Società coronavirus https://www.culturamente.it/?p=73279 <p>[CulturaMente compie 7 anni! Questo articolo fa parte delle uscite "Le magnifiche 7 (penne)", un omaggio degli ex spacciatori di cultura per festeggiare insieme agli attuali spacciatori questo importante compleanno.] Da tanto tempo la mia penna è ferma. Il lavoro, la crisi mi hanno completamente bloccato. Eppure dovevo tornare a scrivere qualcosa. I pensieri si [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/societa/il-mondo-della-cultura-post-covid/">Il mondo della cultura post Covid</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> <pre class="wp-block-preformatted">[CulturaMente compie 7 anni! Questo articolo fa parte delle uscite "Le magnifiche 7 (penne)", un omaggio degli ex spacciatori di cultura per festeggiare insieme agli attuali spacciatori questo importante compleanno.]</pre> <p>Da tanto tempo <strong>la mia penna è ferma</strong>. Il lavoro, la crisi mi hanno completamente bloccato. Eppure <strong>dovevo tornare a scrivere qualcosa</strong>. I pensieri si affollano nella mente, tante idee ma nessuna che riesce a convincermi. Mi sono detto, lavorando nel mondo della cultura, posso descrivere cosa potrebbe cambiare nel periodo post-covid.</p> <h2 class="wp-block-heading">Un faticoso ritorno alla normalità</h2> <p>Il mondo della cultura è stato sicuramente <strong>uno dei settori più colpiti dalla crisi</strong>. Sale da concerti mezze vuote, <strong>il pensiero di stare vicini l&#8217;un l&#8217;altro ci spaventa</strong>, nonostante i protocolli rigorosi messi in opera come mascherine e distanziamento, una paura di stare in comunità che, nonostante la bellezza dell&#8217;arte, ci attanaglia. </p> <p>Il <a href="https://www.culturamente.it/tag/coronavirus">COVID</a> ha messo <strong>in piena luce la fragilità dell&#8217;animo umano</strong>, le sue intrinseche paure, ha posto <strong>una barriera invisibile ma pesante tra ognuno di noi</strong>. Un abbraccio, un gesto un tempo normale, è diventato qualcosa di pesante. La mia non è una critica alle disposizioni messe in atto (chi vi scrive ha avuto l&#8217;esperienza del Covid sulla sua pelle) ma è una riflessione personale. La domanda che mi pongo è: per quanto tempo potremmo andare avanti così? Quando potremmo riavere la nostra antica “normalità”?</p> <h2 class="wp-block-heading">E la cultura?</h2> <p>I siti culturali hanno sofferto chiusure lunghe e drammatiche. Lavorando in essi nel momento della riapertura, essendoci poca gente, si riusciva a creare un feeling tra fruitore e sito. Ora che i numeri dei visitatori stanno crescendo (e Dio ne abbia in gloria) mi pongo sempre una domanda: che cosa possiamo fare per avere un servizio di più alta qualità? Non bisognerebbe pensare solo ai numeri ma attuare strategie per ampliare l&#8217;offerta culturale di un sito. </p> <p>Forse, la “<strong>normalità</strong>” in cui vivevamo, fatta alla volte di <strong>ritmi frenetici</strong> e <strong>di attività o luoghi che vanno visti perché la società ce lo chiede</strong>, senza delle volte pensare al loro significato o storia, <strong>va rivista</strong>. A Roma, vi sono siti come il Colosseo ed i Musei Vaticani (anche se Roma, politicamente parlando, non sono) che straboccano di turisti e siti museali stupendi come il Museo Nazionale Romano completamente vuoti. </p> <p><strong>Ampliare l&#8217;offerta culturale</strong>, far riscoprire <strong>identità culturali molto spesso nascoste o non valorizzate è la base per un nuovo inizio di una società che si deve ricostruire</strong>, e ciò si deve fare a partire dalle scuole e dai mezzi di comunicazione.</p> <p><strong>Marco Rossi</strong></p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/societa/il-mondo-della-cultura-post-covid/">Il mondo della cultura post Covid</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> https://www.culturamente.it/societa/il-mondo-della-cultura-post-covid/feed/ 0 Erin Brockovich – Forte come la verità: Julia Roberts lotta per la giustizia https://www.culturamente.it/cineforum/erin-brockovich-recensione/ https://www.culturamente.it/cineforum/erin-brockovich-recensione/#respond Ilaria Scognamiglio Sat, 29 Oct 2022 06:00:00 +0000 Film Film Cult Julia Roberts https://www.culturamente.it/?p=73249 <p>Regia: Steven Soderbergh Genere: Biografico, drammatico Cast: Julia Roberts, Albert Finney, Aaron Eckhart, Marg Helgenberger, Tracey Walter Durata: 130 min Nazione: USA Anno: 2000 Non sono stati tantissimi i successi dell’anno 2000 nel mondo cinematografico, ma sicuramente Erin Brockovich – Forte come la verità è stato una grande eccezione, una boccata d’aria fresca in un [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/cineforum/erin-brockovich-recensione/">Erin Brockovich &#8211; Forte come la verità: Julia Roberts lotta per la giustizia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> <p><strong>Regia:</strong> Steven Soderbergh</p> <p><strong>Genere:</strong> Biografico, drammatico</p> <p><strong>Cast:</strong> Julia Roberts, Albert Finney, Aaron Eckhart, Marg Helgenberger, Tracey Walter</p> <p><strong>Durata</strong>: 130 min</p> <p><strong>Nazione:</strong> USA</p> <p><strong>Anno:</strong> 2000</p> <p>Non sono stati tantissimi i <strong>successi dell’anno 2000</strong> nel mondo cinematografico, ma sicuramente <strong>Erin Brockovich </strong>– <strong>Forte</strong> <strong>come</strong> <strong>la</strong> <strong>verità</strong> è stato una grande eccezione, una boccata d’aria fresca in un periodo in cui grandi film non sono apparsi spesso.</p> <p><strong>Steven Soderbergh </strong>ha portato <strong>un thriller intelligente e coinvolgente</strong> sul grande schermo, con una forte interpretazione di <strong>Julia Roberts</strong> nei panni della protagonista. Per questo ruolo, infatti, la Roberts vince <strong>il Premio Oscar</strong> come Miglior Attrice Protagonista, nonché il <strong>Golden Globe</strong> come Miglior attrice in un film drammatico.</p> <p>Ma di cosa parla Erin Brockovich e perché è diventato un film cult? Ve lo spieghiamo noi.</p> <h2 class="wp-block-heading">La trama di Erin Brockovich</h2> <p>La storia si basa su una vicenda realmente accaduta, quella di <strong>Erin Brockovich</strong>, <strong>segretaria precaria </strong>di uno studio legale a Los Angeles.</p> <figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper"> <iframe loading="lazy" title="Erin Brockovich (film 2000) TRAILER ITALIANO" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/1R-cf2Zh2Wg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe> </div></figure> <p>Mamma single, due divorzi alle spalle e tre bambini piccoli, <strong>Erin lavora in questo studio legale</strong> ma la sua personalità un po’ sopra gli schemi, i suoi vestiti succinti e il suo gergo “volgare” non la fanno vedere di buon occhio dai colleghi.</p> <p>Un giorno, mentre archivia alcune pratiche dello studio, <strong>Erin comincia a indagare sulla Pacific Gas and Electric Company</strong>, guidata dal suo senso di giustizia: la società ha contaminato le falde acquifere di Hinkley, una cittadina in California, provocando tumori ai residenti.</p> <p>Nonostante non possieda una laurea in legge, né lavori come avvocato, <strong>Erin Brockovich riesce a scoperchiare dei segreti inimmaginabili </strong>che riguardavano uno dei più grossi cadi di inquinamento ambientale mai visti al mondo.</p> <p>Nonostante le apparenze, Erin riesce grazie al suo impegno e al suo senso di trovare giustizia per tutti quei cittadini che hanno subìto le cattive scelte dell’azienda, a organizzare una class action che metterà la compagnia criminale in forte difficoltà.</p> <h3 class="wp-block-heading">Julia Roberts e il ruolo (forse) migliore della sua carriera</h3> <p>Nel 2000 <strong>Julia Roberts era già una grandissima star,</strong> ma ancora forse non aveva trovato la sua vera dimensione drammatica al cinema.</p> <p>Dopo una serie di commedie romantiche famosissime, come Pretty Woman, Il matrimonio del mio migliore amico, e altre, la Roberts stupisce in Erin Brockovich: <strong>perfetta, drammatica, sfacciata e tagliente</strong> al punto giusto, un ruolo che ha sorpreso in tantissimi e che l’ha portata a vincere i premi più ambiti di Hollywood.</p> <p>Julia Roberts trasmette i due lati contrastanti della protagonista: <strong>l’aspetto schietto e impertinente</strong> di Erin contro la sua <strong>compassione e anche la sua insicurezza</strong>, che a volte si manifesta. L’attrice è in grado di trasmettere il fascino semplice che caratterizza il suo personaggio, una qualità che permette a Erin Brockovich di entrare nei cuori dei residenti di Hinkley.</p> <p>A supportare Julia Roberts c’è poi un cast davvero fantastico: <strong>il suo capo è Albert Finney</strong>, con il quale la Roberts trova una grande chimica sul set, palese in ogni scena insieme. Alcuni dei momenti iconici del film di Soderbergh sono, infatti, i dialoghi tra i due personaggi, contrasto l’uno dell’altra.</p> <h3 class="wp-block-heading">Il messaggio del film: trovare giustizia per i più deboli</h3> <p>Quello che fa della storia di Erin Brockovich <strong>un grande esempio è la v</strong>oglia di una donna qualunque, con mille problemi, a cercare giustizia non per sé stessa, ma per chi è stato ancora più sfortunato di lei.</p> <p>Ecco perché il regista <strong>Steven Soderbergh ha avuto una grande intuizione</strong> a portare questo film al cinema, che ancora oggi dopo 22 anni resta molto attuale. Il messaggio che porta con sé, quel senso del dovere civico che spinge Erin a difendere queste persone intossicate da una grande compagnia, è qualcosa di puro, di forte, che deve essere da esempio per tutti.</p> <p><strong>Erin Brockovich – Forte come la verità</strong> è un film che tutti devono guardare: <strong>è una lezione di vita da ricordare</strong>, un’eccellente esperienza di apprendimento per capire anche come molte aziende, multinazionali, ancora oggi si comportano allo scuro di tutti.</p> <p>Concentrandosi non solo sulla forza di Erin ma anche sulle famiglie afflitte dal comportamento non etico della compagnia, il film ha avuto un impatto molto forte nel mostrare come queste situazioni possono aggravare a livelli altissimi le vite di tante persone.</p> <p>Un film necessario, che per fortuna esiste e che racconta una storia vera, di una donna, un esempio di vita per tantissime donne che come lei vogliono aiutare e migliorare il nostro mondo.</p> <h3 class="wp-block-heading">Quando guardarlo</h3> <p>Quando preferite, in un giorno in cui avete voglia di trovare la forza di combattere le ingiustizie di tutti i giorni, di questo mondo che sembra a volte cadere a pezzi.</p> <h3 class="wp-block-heading">Tre motivi per guardarlo</h3> <ol class="wp-block-list" type="1"><li>Julia Roberts nel ruolo che l’ha portata al massimo splendore della sua carriera</li><li>Per la storia, un po’ cupa ma che fa riflettere</li><li>Perché è un film necessario</li></ol> <p>Non perdete anche il precedente cineforum:</p> <figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-culturamente wp-block-embed-culturamente"><div class="wp-block-embed__wrapper"> <blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="NmA6GSlXXH"><a href="https://www.culturamente.it/cineforum/ghost-un-cult-degli-anni-90-senza-tempo/">Ghost, un cult degli anni &#8217;90 senza tempo</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Ghost, un cult degli anni &#8217;90 senza tempo&#8221; &#8212; CulturaMente" src="https://www.culturamente.it/cineforum/ghost-un-cult-degli-anni-90-senza-tempo/embed/#?secret=NmA6GSlXXH" data-secret="NmA6GSlXXH" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe> </div></figure> <p><strong>Ilaria Scognamiglio</strong></p> <p><em>Le immagini contenute in quest’articolo sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera»</em></p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/cineforum/erin-brockovich-recensione/">Erin Brockovich &#8211; Forte come la verità: Julia Roberts lotta per la giustizia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> https://www.culturamente.it/cineforum/erin-brockovich-recensione/feed/ 0 “Puoi chiamarmi Emma”: una storia che parla di noi https://www.culturamente.it/libri/puoi-chiamarmi-emma/ https://www.culturamente.it/libri/puoi-chiamarmi-emma/#respond Maria Serena Cospito Fri, 28 Oct 2022 06:00:00 +0000 Libri romanzo https://www.culturamente.it/?p=71897 <p>Edito Perrone e pubblicato a febbraio 2022, il libro scritto dalla giovanissima Matilde Falasca (classe 2004) &#8220;Puoi chiamarmi Emma&#8221; vede come protagonista Margherita. Non vi aspettavate questo nome, vero? La storia si svolge a Roma. Al centro di tutto, l&#8217;adolescenza. Leggendo questo libro possiamo vedere il mondo con gli occhi di Margherita, scoprendo che poi, [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/libri/puoi-chiamarmi-emma/">&#8220;Puoi chiamarmi Emma&#8221;: una storia che parla di noi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> <p>Edito Perrone e <strong>pubblicato a febbraio 2022</strong>, il libro scritto dalla giovanissima <strong>Matilde Falasca</strong> (classe 2004) &#8220;<strong>Puoi chiamarmi Emma</strong>&#8221; vede come protagonista <strong>Margherita</strong>. Non vi aspettavate questo nome, vero? La storia si svolge a Roma. Al centro di tutto, l&#8217;adolescenza. Leggendo questo libro possiamo vedere il mondo con gli occhi di Margherita, scoprendo che poi, alla fine di tutto, in ognuno di noi rimane sempre quella spontaneità e freschezza proprie dell&#8217;adolescenza. Un periodo che per molti di noi è stato irrequieto, turbolento, ma, nonostante questo, ci ha anche dato la possibilità di sperimentare la vita. Ecco, se dovessi riassumere quello che mi ha lasciato questo libro, lo farei utilizzando questa parola: &#8220;<strong>sperimentazione</strong>&#8220;. Perché, come viene scritto alla fine sulla quarta di copertina del libro &#8220;<em>La verità è che siamo fatti a strati e il processo di conoscenza non è altro che uno scartarsi, strato dopo strato, fin dove si riesce</em>&#8220;.</p> <h2 class="wp-block-heading">La trama</h2> <p>Margherita è all&#8217;ultimo anno di Liceo a Roma e si trova, come la maggior parte dei suoi coetanei, a dover fronteggiare gli esami di maturità. Quanti di noi si ricordano quel famigerato periodo? Venditti ha saputo benissimo rappresentare quei momenti con la sua canzone &#8220;<strong>Notte prima degli esami</strong>&#8220;. Anche il libro di Matilde Falasca ben descrive e rappresenta quei momenti fatti di ansia, pensieri, dubbi, incertezze, ma anche di allegria, spensieratezza, voglia di vivere e di mettersi anche in discussione. </p> <p>Margherita non sa bene cosa vuol fare dopo la scuola: il medico o l&#8217;attrice? Entrambe le cose? Lei stessa alla fine del libro dice &#8220;<em>Ci proverò&#8230;So che è improbabile, ma sento di non poter rinunciare a nessuna delle due strade. Sicuramente arriverà un giorno in cui mi troverò a un bivio e dovrò prendere una direzione. La prenderò con tranquillità. Ma solo perché consapevole di aver provato a fare entrambe le cose</em>.&#8221;</p> <p>Nel corso della trama, la protagonista si trova a dialogare con un misterioso compagno di vita, un curioso &#8220;non personaggio&#8221;, il <em><strong>non so ch</strong>i</em>. Il lettore non sa bene chi sia, può dare diverse interpretazioni, tutte plausibili sicuramente: la sua coscienza? il suo alter ego? Spesso Margherita entra in conflitto con il <em>non so chi</em>. Tuttavia, lo ascolta sempre.</p> <p>All&#8217;inizio della storia, Margherita vive la sua quotidianità e, seduta sul divano guarda casualmente un film che le muove qualcosa dentro, che le apre un varco all&#8217;interno di sé. Inizia a vivere una forma di ansia e, solo quando entra nell&#8217;auletta numero 6 della sua scuola, scoprirà un mondo nuovo che in verità c&#8217;è sempre stato. Quella stanza è la stanza del suo psicologo. Inizia proprio in quello spazio ristretto uno <strong>scambio epistolare</strong> con un ragazzo dell&#8217;età di Margherita. Lei non conosce la sua identità, ma sembra che lo conosca da una vita. Inizia da quel momento un fitto scambio di lettere, in cui Margherita, da subito, decide di diventare &#8220;<strong>Emma</strong>&#8221; (&#8220;&#8230;<em>E qui mi fermo: non voglio dirgli il mio vero nome. [&#8230;]. Voglio un nome diverso, un nome di cui io stessa mi vestirei, per essere trasformata nella ragazza delle lettere. [&#8230;]. Scorro fra i titoli, uno risalta: <strong>Emma</strong>. Emma come la protagonista del romanzo della grande <strong><a href="https://www.culturamente.it/letteratura/jane-austen-personaggi-libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jane Austen</a></strong>, che ho finito da poco, Emma l&#8217;ironica, l&#8217;altera, l&#8217;innamorata, la giusta.&#8221;) </em>Lei diventa Emma, lui, Teo.</p> <h2 class="wp-block-heading">L&#8217;introspezione dominante</h2> <p>Tutta la storia viene narrata da Margherita, con un linguaggio emotivo fortemente introspettivo che domina ogni cosa. La realtà è quasi sempre descritta prima di tutto attraverso i suoi occhi, facendo immergere il lettore nell&#8217;intimità della storia. Non possiamo non sentirci vicini a Margherita. &#8220;Puoi chiamarmi Emma&#8221; è un viaggio introspettivo, in cui, al termine, si apre la transizione: dall&#8217;adolescenza all&#8217;età adulta. Quel processo di cambiamento che contraddistingue tutti noi e che inevitabilmente porta alla conoscenza di sé: con tutti i pro e tutti i contro. Il racconto ci viene consegnato da Matilde Falasca come una vera e propria lettera. Un dono particolare di generosità in cui traspare l&#8217;esigenza di scrivere della protagonista, come lavoro personale quasi catartico. Margherita dimostra una grande proprietà di linguaggio. Non le bastano, infatti, le parole in italiano, ma cerca ossessivamente le parole straniere per descrivere determinate situazioni, specifici stati d&#8217;animo (<strong><em>fernweh</em></strong> &#8211; &#8220;nostalgia della lontananza&#8221;, <em><strong>mangala</strong></em> &#8211; &#8220;buon auspicio&#8221;, <strong><em>toska</em></strong> &#8211; non traducibile in un&#8217;unica parola, etc.).</p> <p>Viene disegnato un racconto di un&#8217;adolescenza diversa dall&#8217;immaginario collettivo comune: non è violenta, non è volgare. Si parla di <strong>sentimenti autentici</strong>, <strong>puri</strong> e di <strong>scelte esistenziali</strong>. Voglio condividere questa citazione che mi ha particolarmente colpito (ma sono davvero tante quelle che meriterebbero di essere lette e condivise!): &#8220;<em>Voglio sapere com&#8217;è all&#8217;interno dell&#8217;amore, sono al cancello e vedo la bellezza oltre</em>&#8220;.</p> <p>Consiglio vivamente di leggere questo libro perché non solo scorre veloce ed in modo piacevole, ma anche perché è un regalo per noi stessi: commuove e ci ritroviamo, trovando un po&#8217; di ciascuno di noi, nel vissuto di Margherita.</p> <p></p> <p><strong>Maria Serena Cospito</strong></p> <p></p> <p>L'articolo <a href="https://www.culturamente.it/libri/puoi-chiamarmi-emma/">&#8220;Puoi chiamarmi Emma&#8221;: una storia che parla di noi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.culturamente.it">CulturaMente</a>.</p> https://www.culturamente.it/libri/puoi-chiamarmi-emma/feed/ 0
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